
Mi sono chiesta a lungo di cosa parlare nel mio primo post. Ero quasi sicura di parlare del mio film preferito quando, entrando su Disney+, mi sono imbattuta in “I Love Shopping”. Erano secoli che figurava nella mia lista della vergogna e finalmente ho deciso di guardarlo.
Data di uscita: 13 febbraio 2009 (Stati Uniti)
Regista: P. J. Hogan
Durata: 1h 44m
Cast: Isla Fisher, Hugh Dancy, Krysten Ritter
Trama
La protagonista, Rebecca Bloomwood, interpretata da Isla Fisher, è una giornalista di giardinaggio, dotata di ben 12 carte di credito e ossessionata dallo shopping. Il suo sogno è di essere assunta da “Alette”, prestigiosa rivista di moda. Per fare colpo al colloquio, tenta di acquistare una nuova sciarpa, ma non riesce, a causa di fondi insufficienti. Disperata, cerca di ottenere contanti da un venditore di hot dog, pagando con un assegno, anche a costo di comprare tutta la sua merce per ottenere quello splendido accessorio per “la sua nonna malata”. In suo soccorso arriva un uomo che gli dà i soldi di cui ha bisogno.
Arrivata al colloquio scopre che la posizione è già stata occupata ma un altro posto, all’interno di “Far fortuna risparmiando”, potrebbe aprirgli le porte per “Alette”. Caso vuole che l’Hiring Manager sia Luke Brandon, interpretato da Hugh Dancy, proprio colui che le ha regalato i soldi. Imbarazzata e impreparata, Rebecca rovina l’incontro. Piena di debiti e senza lavoro, a seguito del fallimento del magazine di giardinaggio, tenta di farsi assumere da “Alette”, scrivendo una lettera che erroneamente viene inviata a “Far fortuna risparmiando”, dove inaspettatamente inizia a fare carriera.

La mia opinione
Il film, all’apparenza una tipica rom-com molto superficiale, mi ha portato molto a riflettere. Il tema centrale non è il solito clichè della perfetta storia d’amore, ma si concentra sulla dipendenza della protagonista, quella degli acquisti per l’appunto. Il film è critico nei confronti di Rebecca ma allo stesso tempo presenta i capi firmati come oggetti del desiderio, invogliando a comprare. Quella che all’inizio ci viene mostrata come una sorta di terapia, qualcosa che fa sparire ogni ansia o stress, che ci rende nuove persone e ci alza l’autostima, nasconde un disturbo di shopping compulsivo. L’oniomania, ovvero l’impulso morboso a comprare qualsiasi cosa, sta diventando un fenomeno sempre più diffuso soprattutto a causa dell’avvento dello shopping online e dei social network.
I giovani, in particolare, sentono la necessità di seguire ogni nuovo microtrend per non restare indietro e sentirsi emarginati. L’esposizione giornaliera a nuovi aesthetic o core, come l’office siren o la messy girl, crea il bisogno di reinventare la propria persona e soprattutto il proprio armadio. Tutto ciò ovviamente non è sostenibile per la salute mentale, per i nostri soldi o per l’ambiente come afferma Ylva Baeckström, psicoterapeuta e docente di finanza alla King’s Business School di Londra. Ciò che risponde meglio alla necessità degli acquirenti è il fast fashion: colossi come Shein, Temu, ma anche il più recente Tiktok shop, non fanno che peggiorare la situazione.
L’unico modo per invertire questa rotta è cominciare a esprimersi mediante la moda, non comprando qualcosa perché ci potrebbe rendere una persona diversa ma solo se comunica veramente chi siamo (e non quante ore al giorno stiamo al telefono). Non bisogna seguire le regole imposte dal marketing, ma sviluppare la propria creatività e personalità, vestirsi obbedendo solo alle proprie leggi, come se fossimo soli e nessuno potesse giudicare. Non c’è bisogno né di un top leopardato né di una sciarpa verde per esprimere chi si è davvero.

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